Intro

Il Teatro dell’Oppresso (TdO) non è né un’ideologia né un partito politico, non è dogmatico né coercitivo, ed è rispettoso di tutte le culture. E’ un metodo di analisi e un mezzo per sviluppare società più felici. Per la sua natura umanistica e democratica, è largamente usato in tutto il mondo, in tutti i campi del sociale: educazione, cultura, arte, politica, lavoro sociale, psicoterapia, programmi di alfabetizzazione e salute.

Il TdO è usato in molte nazioni del mondo come uno strumento per il cambiamento delle circostanze che producono infelicità e per l’intensificazione di ciò che porta pace; per rispettare le differenze tra gli individui e I gruppi e per includere tutti gli esseri umani nel dialogo sociale; è infine uno strumento per ottenere giustizia economica e sociale, che sono il fondamento della vera democrazia. In sintesi, l’obiettivo generale del TdO è lo sviluppo dei Diritti Umani fondamentali.

(dalla Dichiarazione dei Principi dell’Organizzazione Internazionale di TdO)

TOgether

 

TOgether Theatre Company è il risultato di un progetto europeo a cui hanno partecipato 7 organizzazioni che lavorano con il Teatro dell’Oppresso e la valutazione esterna dell’Università di Bologna.

Attraverso un processo dinamico di riflessione-produzione-riflessione, i partecipanti del progetto TOgether migliorano continuamente la propria abilità come praticanti (artisti-attivisti) del metodo del Teatro dell’Oppresso, ratificando l’impegno nella lotta per la trasformazione della realtà nelle proprie iniziative locali, e lo sviluppo del lavoro estetico delle produzioni artistiche nei gruppi con cui si lavora.

Argomento

Durante gli anni abbiamo prodotto il Teatro Forum Hotel Europa, che racconta la storia di una famiglia di classe media che viene colpita dalle misure di austerità imposte dai governi centrali e la sua lotta per ottenere più benefici da parte di un settore bancario non riformato.

Attraverso lo studio dei fondamentali storici della crisi attuale, la scena invita il pubblico a domandarsi come possiamo contestare un’ideologia neoliberale, pur vivendo nella società basata su questi stessi principi. Con il teatro forum gli attori e le attrici lanciano in scena la domanda: Quale potrebbe essere un futuro diverso per l’Europa? 

Personaggi 

HOtel Europa è uno spettacolo in cui gli attori interpretano diversi personaggi. L’opera si fruisce dal punto di vista di AOIO, i cui genitori sono proprietari di Hotel Europa. AOIO è un attivista che cerca di convincere i suoi genitori che la ideologia anticapitalista che lui stesso rivendica nelle strade è possibile anche per il loro hotel. Questo argomento centrale è appoggiato da altri personaggi che aiutano ad illuminare il contesto di questa lotta (lavoratori, capitalisti, mezzi di comunicazione, politici, polizia, manifestanti…) così come chi è direttamente coinvolto con la storia specifica (la madre e il padre di AOIO, i lavoratori dell’hotel, banchieri, clienti). La scena è anche sottolineata da musici che suonano direttamente sulla scena. Hotel Europa è un pezzo di teatro forum in cui si invita il pubblico ad essere attivo e fare interventi nell’azione drammatica al fine di trovare alternative concrete per i problemi che si mostrano in scena. 

Organizzazioni

Active Inquiry, Edimburgh – Scozia

GTO Lisboa – Portugal

INK Pula Festival – Croatia

Krila Bologna – Italy

KURINGA Berlin – Germany

Pas à Passo Amiens – France

uTOpia Barcelona – Spain

Il Team “Hotel Europa”:

Bárbara Santos (Artistic Coordination – Brazil / Germany)

Till Baumann (Music Coordination – Germany)

Filipa Simões (Musician – Portugal)

Cast:

Aleksander Bancic (Croatia)

Alessandro Tolomelli (Italy)

Anabela Rodrigues (Portugal)

Antonio Masegosa (Spain)

Bastien Viltart (France)

Christoph Leucht (Germany)

Claudia Simone (Brazil / France)

Gavin Crichton (Scotland)

Giulia Allegrini (Italy)

Marijana Persic (Croatia)

Míriam Camps (Spain)

Contatti

potete contattarci alla mail krilatdo at gmail dot com

Teatro dell’oppresso

Il Teatro dell’Oppresso nasce ad opera di Augusto Boal, uomo di teatro brasiliano che, negli anni ’50, comincia un percorso di ricerca esistenziale (attraverso i paesi del Sudamerica fino in Europa) e metodologico (partendo dal metodo Stanislavskij e dal teatro di Brecht, fino a forme analoghe allo Psicodramma moreniano), che approderà ad una forma di teatro politico e sociale nuovo, nutrito, dal punto di vista pedagogico, dell’opera di Paulo Freire: il Teatro dell’Oppresso (TdO).
Tra gli anni ’60 e ‘70, Boal si misura e sperimenta le limitazioni della libertà imposte dai regimi dittatoriali in Brasile e Argentina; successivamente si trasferisce in Europa dove incontra una differente forma di oppressione, quella psicologica tipica delle moderne società occidentali.
Il TdO si presenta come forma di teatro non convenzionale, con una forte valenza politica (anche se rifiut

Il Teatro dell’Oppresso nasce ad opera di Augusto Boal, uomo di teatro brasiliano che, negli anni ’50, comincia un percorso di ricerca esistenziale (attraverso i paesi del Sudamerica fino in Europa) e metodologico (partendo dal metodo Stanislavskij e dal teatro di Brecht, fino a forme analoghe allo Psicodramma moreniano), che approderà ad una forma di teatro politico e sociale nuovo, nutrito, dal punto di vista pedagogico, dell’opera di Paulo Freire: il Teatro dell’Oppresso (TdO).
Tra gli anni ’60 e ‘70, Boal si misura e sperimenta le limitazioni della libertà imposte dai regimi dittatoriali in Brasile e Argentina; successivamente si trasferisce in Europa dove incontra una differente forma di oppressione, quella psicologica tipica delle moderne società occidentali.
Il TdO si presenta come forma di teatro non convenzionale, con una forte valenza politica (anche se rifiuta la tentazione ideologica) ed educativa ed educativa. Nel TdO si sperimentano direttamente le “meccanizzazioni” corporee e comunicative che ognuno di noi sedimenta nella vita quotidiana e, attraverso l’incontro con l’altro, il soggetto intraprende un percorso di “coscientizzazione”, passo primo e necessario verso il cambiamento.
Il TdO non pretende di fornire alcuna verità, si propone piuttosto come pratica maieutica che spinge gli individui verso il dialogo e il confronto, verso la ricerca di risposte nuove e non stereotipate. Esso propone un insieme di tecniche con l’esplicita finalità di attivare processi di conoscenza e di trasformazione delle realtà oppressive.
Quasi sempre, le manifestazioni di Teatro dell’Oppresso sono caratterizzate da un clima e da toni che si avvicinano di più all’ironia che alla drammaticità: la relazione oppressori/oppressi non viene mai semplificata come contrapposizione tra buoni e cattivi o tra forti e deboli ma viene mostrata in tutta la sua complessità.

Tra le sue tecniche propone il Teatro Forum: performance che tende a realizzarsi in situazioni il più delle volte informali (teatro, strada, piazza, aula scolastica, centro sociale…), finalizzata al coinvolgimento attivo degli spettatori, ossia al loro intervento diretto sulla scena. Con l’aiuto di un conduttore (Jolly), il pubblico viene stimolato a “dire la sua” su un tema, o un nodo problematico, che viene rappresentato in scena. Non sono contemplati però dibattiti e discussioni: il pubblico, qualora voglia intervenire, deve coinvolgersi in prima persona, entrando in scena al posto degli attori e proponendo, nella piena libertà di agire, una soluzione possibile. Si tratta di un’occasione per sperimentare sia la capacità razionale di comprendere meglio le situazioni agendole direttamente sia di esercitare la capacità empatica che si realizza sul piano emotivo.

Nella prima fase si presenta lo spettacolo con il finale deciso dal gruppo degli attori; in seguito viene chiesto al pubblico se è d’accordo con le soluzioni proposte o se ritiene di poter aiutare i protagonisti a trovare altre vie di uscita. Il meccanismo di attivazione del pubblico agisce in virtù del potenziale di interesse esplicitato dal tema messo in scena: gli spettatori, identificandosi con il protagonista o sentendosi coinvolti dalla situazione rappresentata, interverranno per mostrare altre ottiche, altre possibilità di risoluzione e di cambiamento. La ricerca di soluzioni possibili avverrà tramite lo scambio tra attori e spettatori: ogni nuova idea diventa una sostituzione e viene provata in scena per verificarne i limiti, le potenzialità e gli effetti sul contesto.
Il metodo TdO, nato in contrapposizione all’intellettualizzazione dei problemi, si fonda sulla fiducia nella naturale teatralità umana e sulla tendenza artistica di cui ogni individuo è portatore. Partecipare ad un evento di TdO. significa quindi mettersi in gioco, prendere posizione, misurarsi con il rischio e con le proprie oppressioni; significa altresì sentirsi partecipi e contribuire alla ricerca di cambiamento.
Messa in gioco, cambiamento, apertura alla possibilità ed al rischio: sono le parole d’ordine di questo metodo.

Per approfondire:
Augusto Boal, Il teatro degli oppressi Ed. Feltrinelli, Milano
Augusto Boal, L’arcobaleno del desiderio Ed. La meridiana, Molfetta-Bari
Augusto Boal, Il poliziotto e la maschera Ed. La meridiana, Molfetta-Bari
Marigrazia Contini (a cura di), Il gruppo educativo, Ed. Carocci, Firenze – (saggi di A. Gigli e A. Zanchettin)
A. Gigli, A. Tolomelli, A. Zanchettin, Teatro dell’Oppresso e processi educativi, Le Bussole Carocci

Chi siamo

Il gruppo KRILA è un collettivo di Formatori, Attori, Registi, Ricercatori e Pedagogisti che si occupano di Teatro dell’Oppresso.
Il gruppo si è arricchito nel corso degli anni di compagni di viaggio che hanno condiviso idee e progettualità di sviluppo di questo Metodo nei contesti dell’animazione sociale, dell’educazione e della ricerca applicata alle pratiche di partecipazione attiva. Si è creato così un gruppo ampio che, attorno al nucleo originario, ha sviluppato numerose esperienze e collaborazioni con enti e associazioni della realtà bolognese.

Krila oggi è questo: un mosaico di competenze che spaziano dalla formazione alla cooperazione internazionale, dal mondo dei media a quello della ricerca, riuscendo a dialogare con numerosi interlocutori quali enti pubblici e privati, scuole, università, associazioni, realtà educative extrascolastiche, singoli cittadini. Una peculiarità del TdO, infatti, è proprio quella di stimolare il dialogo ed il confronto nell’ottica della partecipazione sociale, attraverso l’impegno e il mettersi in gioco.

L’attività del gruppo si articola in:
-Percorsi di formazione al Metodo del Teatro dell’Oppresso a diversi livelli e per diversi tipi di utenza
-Laboratori di Teatro dell’Oppresso rivolti a minori all’interno della scuola e per comunità educative extrascolastiche
-Performance di Teatro dell’Oppresso in progetti di animazione sociale e comunitaria
-Ricerca e sviluppo del Metodo TdO
-Compagnia teatrale KRILA